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Flumroc: meno emissioni, più efficienza energetica

Da un anno, la storica azienda Flumroc utilizza un forno di fusione elettrico per la produzione di lana di roccia, che ha consentito di ridurre massicciamente le emissioni del processo produttivo e contemporaneamente incrementare l’efficienza energetica.

Davanti al forno elettrico la temperatura è rovente e l’aria è soffocante. Al suo interno ci sono 150 tonnellate di roccia che vengono riscaldate a circa 1500 gradi. Una volta fuso, il materiale viene trasformato in fibre dalla macchina filatrice e quindi raccolto per ricavare una stuoia senza fine di lana di roccia, che esce dal forno tramite un nastro trasportatore. Il passaggio successivo è nel forno di tempra, dove la stuoia viene riscaldata a circa 200 gradi per indurire il legante, dopodiché viene tagliata in pannelli isolanti.

Il forno elettrico è in funzione soltanto da un anno; in precedenza Flumroc produceva la lana di roccia in un cosiddetto forno a coke. «Abbiamo dovuto sostituire completamente l’impianto di trattamento dei fumi», afferma Dominic Hofstetter, responsabile Ambiente, Energia e Sicurezza sul lavoro di Flumroc. Anziché procedere a una normale sostituzione, l’azienda ha deciso di optare per un cambiamento radicale: installare un forno di fusione elettrico su due linee di produzione – l’unico al mondo in questa forma.

Abbattimento delle emissioni di CO2 di almeno l’80% nel processo di fusione

La Norvegia è l’unico altro Paese ad avere un forno elettrico simile a quello di Flumroc – ma con una sola linea di produzione e di dimensioni notevolmente inferiori. A Flumroc mancavano quindi valori empirici di riferimento. «Stiamo ancora lavorando all’ottimizzazione dell’impianto», spiega Hofstetter. Non è un caso che questi forni di fusione elettrici siano stati installati proprio in Norvegia e in Svizzera. In entrambi i Paesi, infatti, l’energia proviene in larga parte da centrali idroelettriche. «In Paesi con un’elevata incidenza del carbone nella produzione di elettricità, un forno del genere avrebbe meno senso», commenta Hofstetter. Anche grazie all’energia idroelettrica con cui viene alimentato, rispetto al processo precedente il forno elettrico installato a Flums dovrebbe ridurre notevolmente le emissioni di CO₂ in fase di produzione. Pur non avendo ancora una quantificazione esatta, in attesa del monitoraggio di questa misura, una cosa è certa: il risparmio è enorme. «Presumiamo che le emissioni di CO2 del processo di fusione si ridurranno di almeno l’80 per cento», commenta Hofstetter «il che significa tra le 25 000 e le 28 000 tonnellate all’anno». Le prime analisi confermano questo valore, equivalente all’incirca alle emissioni annue di 20 000 automobili. Rispetto al Comune di Flums, il nuovo forno elettrico abbatte di quasi la metà le emissioni annue complessive di CO2. «Una riduzione del CO2 di tale entità è un caso più unico che raro in ambito industriale, un risultato davvero eccezionale», osserva Nicolas Ettlin, consulente AEnEC. E Hofstetter aggiunge: «Il fatto di aver colto questa opportunità per ridurre così drasticamente anche le emissioni di CO2 è stato frutto di una decisione strategica».

Migliorato il processo di riciclaggio

Grazie ai nuovi impianti, costati all’incirca 100 milioni di franchi, Flumroc non ha abbattuto solo le emissioni di CO2. «Abbiamo potuto ridurre notevolmente anche le emissioni di zolfo», spiega Hofstetter. Dagli scarti di produzione in passato Flumroc realizzava, con l’aggiunta di cemento, le cosiddette bricchette, ossia blocchi compattati con cui reintrodurre il materiale riciclato nel processo di fusione. Nel vecchio forno a coke, infatti, le polveri e i residui fini di produzione non potevano essere fusi direttamente. «Si immettevano quindi nel forno queste bricchette», continua Hofstetter, «per cui bruciavamo dalle 8000 alle 10’000 tonnellate di cemento all’anno – con le conseguenti emissioni di zolfo». Il nuovo forno di fusione elettrico elimina questo passaggio, poiché il granulato fine può essere reintrodotto direttamente nel forno insieme al materiale roccioso. «Abbiamo completamente eliminato la produzione di bricchette e quindi anche le forniture di cemento su gomma», spiega Hofstetter.

Il processo di riciclaggio nel suo complesso è stato notevolmente migliorato. «Grazie al forno di fusione elettrico possiamo riciclare la lana di roccia in maniera decisamente più efficiente e anche in quantità maggiori». La lana di roccia recuperata non ha più dovuto essere smaltita in discarica o nell’impianto di incenerimento dei rifiuti, continua Hofstetter: «La lana di roccia può essere riciclata al 100 per cento».

Complessità metodologica a causa della doppia ponderazione dell’elettricità

Il nuovo forno ha consentito di migliorare anche l’efficienza energetica: «A livello non ponderato – ossia senza considerare la maggiore ponderazione dell’elettricità applicata nella metodologia dell’accordo sugli obiettivi, con un coefficiente pari a 2 – il nuovo forno ha un’efficienza migliore di circa il 15-20 per cento rispetto al precedente», spiega Hofstetter. Il consulente AEnEC Nicolas Ettlin aggiunge: «Allo stato attuale della tecnica l’elettrificazione rimane una delle poche opzioni realistiche con cui abbattere massicciamente le emissioni di CO2, soprattutto nei processi ad alta temperatura. Allo stesso tempo, in questo caso si ha una sorta di conflitto di obiettivi derivante dall’odierno sistema di doppia ponderazione dell’elettricità previsto negli accordi sugli obiettivi con la Confederazione – soprattutto se confrontato con gli obiettivi climatici, che impongono una decarbonizzazione ad ampio raggio».

Nella definizione del nuovo accordo sugli obiettivi con la Confederazione, Flumroc si è dunque trovata dinanzi a un dilemma metodologico: come dare il giusto peso al nuovo forno di fusione elettrico nel calcolo dell’efficienza, tenendo conto, da un lato, del suo bilancio di CO₂ di gran lunga migliore e, dall’altro, della doppia ponderazione dell’elettricità? Per definire una soluzione metodologica solida, il consulente AEnEC Nicolas Ettlin ha pertanto avviato e seguito un dialogo con l’Ufficio federale dell’energia (UFE). «Per Flumroc era fondamentale disporre di una base metodologica chiara per il nuovo accordo sugli obiettivi», spiega Ettlin. «Soprattutto in casi complessi come questo è un grande vantaggio per un’azienda poter contare sull’esperienza e sui contatti consolidati dell’AEnEC con le autorità», aggiunge Hofstetter. «Questo supporto metodologico nei contatti con gli Uffici federali è stato estremamente prezioso per noi – e in fondo decisivo per trovare una soluzione sostenibile». Alla fine, Flumroc è riuscita a sottoscrivere il nuovo accordo sugli obiettivi, valido per i successivi dieci anni.

Impianto solare sulle facciate e sul tetto dell’edificio principale

Anche se l’impatto del forno di fusione elettrico supera di gran lunga quello di tutte le altre misure adottate da Flumroc dall’inizio della collaborazione con l’AEnEC nel 2006, l’azienda ha fatto molto di più. L’edificio principale, ad esempio, è stato completamente ristrutturato e sulle facciate e sul tetto dispone ora di un impianto solare in grado di generare fino a 120 MWh di elettricità all’anno. È certificato Minergie-P-Eco e Minergie-A-Eco. Ettlin lo definisce un «fiore all’occhiello», che però ora rischia di rimanere un po’ nell’ombra del forno elettrico. Altre misure riguardano l’ottimizzazione degli impianti e dell’illuminazione. A partire dal 2014, ad esempio, i cubilotti dei forni 2 e 3 sono stati rivestiti con mattoni refrattari di ultima generazione e il monitoraggio dei processi è stato migliorato, consentendo una riduzione del consumo annuo di coke per ogni forno equivalente a circa 300 MWh. Nello stesso anno è stata installata una paratia aggiuntiva nel tunnel di termoretrazione della linea 3, che ha ridotto la dispersione di calore e diminuito il consumo di gas di 150 MWh all’anno. Nel 2016, infine, sono state modificate le regolazioni nel forno di tempra della linea 3, riducendo il consumo di gas di ulteriori 700 MWh circa all’anno.

Contributi finanziari grazie al programma EFFICIENZA+

Molte delle misure implementate riguardano ottimizzazioni di processo – un ambito in cui Flumroc può contare su una lunga esperienza e su solide competenze sia interne che provenienti dal gruppo ROCKWOOL. Per queste misure la collaborazione con l’AEnEC si è pertanto concentrata soprattutto sulla consulenza a livello metodologico e normativo. «Per noi è estremamente prezioso avere un partner come l’AEnEC al nostro fianco quando si tratta di integrare correttamente le misure nell’accordo sugli obiettivi e di rappresentarle in modo adeguato in fase di rendicontazione», spiega Hofstetter. Il consulente AEnEC Nicolas Ettlin aggiunge: «Per questo tipo di misure operative molto specifiche, il nostro supporto consiste nel quantificare i risparmi, verificare la plausibilità dei calcoli e aiutare nella valutazione della redditività. Allo stesso tempo chiariamo cosa sia consentito computare secondo la metodologia». Grazie a ulteriori misure volontarie, Flumroc è riuscita tra l’altro a ottenere anche un contributo finanziario nell’ambito del programma EFFICIENZA+. «Per i processi complessi, inoltre, adottiamo approcci metodologici come l’analisi Pinch, che ci consentono di individuare in modo sistematico eventuali potenziali di risparmio energetico e recupero di calore», spiega Ettlin. «La loro fattibilità viene sempre valutata in sinergia con l’azienda – soprattutto quando si interviene su processi chiave».

L’azienda ha anche lavorato sull’ottimizzazione della rete di teleriscaldamento. «Ma quando è partito il progetto del forno di fusione elettrico, abbiamo dovuto accantonare altre iniziative», chiosa Hofstetter. I numeri registrati sinora dimostrano che ne è valsa la pena.

Quando un anno fa è entrato in funzione il forno elettrico, Flumroc ha avuto una forte visibilità, culminata con la visita del Consigliere federale Albert Rösti, venuto personalmente a vedere l’impianto. «Il fatto che un’azienda sia disposta a effettuare un investimento di tale portata è davvero esemplare», conclude Ettlin. «E dimostra la volontà di rimanere sulla piazza economica svizzera», aggiunge Hofstetter.

La lana di roccia viene prodotta in continuo presso Flumroc. (Immagine: AEnEC)

Il consulente AEnEC Nicolas Ettlin e Dominic Hofstetter, responsabile ambiente/energia/sicurezza sul sito produttivo di Flumroc, davanti al forno di fusione elettrico. (Immagine: AEnEC)

Pieder Cadruvi, responsabile delle operazioni e membro della direzione di Flumroc, a colloquio con il consulente AEnEC Nicolas Ettlin. (Immagine: AEnEC)

Flumroc si affida anche ad una facciata fotovoltaica per l’efficienza energetica. (Immagine: (AEnEC)

Il consulente AEnEC Nicolas Ettlin, Pieder Cadruvi, responsabile delle operazioni e membro della direzione di Flumroc, e Dominic Hofstetter, responsabile ambiente/energia/sicurezza sul lavoro di Flumroc, davanti al forno fusorio elettrico. (Immagine: AEnEC)

Ulteriori informazioni

A inizio anno sono entrate in vigore varie modifiche di legge scaturite dall’iniziativa parlamentare «Rafforzare l’economia circolare svizzera», con cui si creano le basi per realizzare la chiusura dei cicli dei materiali e rafforzare l’economia circolare per prodotti e costruzioni.

Ecco alcuni esempi delle novità in materia di prodotti e rifiuti: 

  • Il concetto di «riutilizzo» è stato integrato nella gerarchia dei rifiuti.  
  • Il recupero dei materiali (riciclaggio) ha la precedenza sul recupero energetico.  
  • È stata creata la base giuridica per la definizione di requisiti che impongano un uso parsimonioso delle risorse in prodotti e imballaggi.

Risparmiare costi e materiali attraverso una gestione efficiente delle risorse

Già alcuni anni fa l’AEnEC ha lanciato l’offerta «Efficienza delle risorse»,  il cui scopo è individuare le potenzialità delle imprese in tal senso, formulare obiettivi e definire misure attraverso cui orientare gradualmente il fabbisogno di risorse lungo tutta la catena di fornitura verso una maggiore sostenibilità.  

Grazie a questo approccio un’impresa non solo può risparmiare a livello di costi e materiali, ma anche ridurre rifiuti ed emissioni di gas serra, aumentando ad esempio le percentuali di riciclaggio. Allo stesso tempo l’offerta consente all’impresa o al gruppo di imprese di stilare un bilancio dei gas serra conforme al protocollo GHG e un bilancio ecologico dell’organizzazione, individuando anche i principali impatti a livello Scope 3.

L’AEnEC stila un elenco di misure che attua insieme all’impresa

In sinergia con l’impresa, inoltre, l’AEnEC elabora elenchi di misure e stima l’impatto di ognuna di esse a livello di materiali, energia, emissioni di gas serra e altri fattori. Il tutto è corredato da una previsione circa l’evoluzione nel tempo dei principali fattori in caso di attuazione sistematica delle misure. Gli indicatori sviluppati specificamente dall’AEnEC danno visibilità in merito all’uso efficiente dei materiali, alla percentuale di riciclaggio e al miglioramento generale dell’efficienza delle risorse. Nel monitoraggio annuale si evidenzia l’efficacia delle misure attuate.

Dinanzi alle richieste della clientela, un’impresa che ha aderito all’offerta «Efficienza delle risorse» è nelle condizioni migliori per fornire risposte sui temi dell’ambiente e delle emissioni di gas serra. Su questa base, inoltre, può definire modelli di business futuri incentrati sull’economia circolare. Una situazione win-win, dunque, sia per l’impresa che per l’ambiente.

Mikron Machining SA è leader a livello mondiale nell’assemblaggio di macchine industriali di alta precisione. Dalle componenti per l’orologeria alle testine per le penne a sfera (con oltre il 95% di quota di mercato globale), l’azienda è attiva da oltre un secolo. Per capire meglio come la produzione di macchinari elettromeccanici di altissima precisione si sposa al miglioramento del bilancio energetico aziendale, ad Agno abbiamo incontrato Bruno Jöhl, Head of Supply Chain Division Machining. 

L’azienda Mikron Machining SA fa parte del gruppo Mikron, conta attualmente circa 400 dipendenti (sui 1300 totali) e si occupa della produzione di macchinari industriali.

Lorenzo Medici e Bruno Jöhl.

Bruno Jöhl.

Mikron Machining SA ha sede ad Agno, sulle rive del lago di Lugano. Le alte palme all’entrata dell’azienda ci invitano al relax, ma non lasciamoci ingannare: all’interno dell’edificio, risanato di recente, i dipendenti lavorano alacremente intorno a macchinari in grado di produrre pezzi industriali con una precisione di pochi millesimi di millimetro, pari a una frazione del diametro di un capello.  

Uno dei prodotti che ha reso l’azienda famosa nel mondo è senza dubbio la testina per le penne a sfera. Con oltre 145 milioni di pezzi prodotti ogni giorno e il 95% della quota di mercato mondiale, le penne sulla vostra scrivania o nelle vostre tasche contengono una tecnologia tutta ticinese. Con orgoglio, Bruno Jöhl ci mostra la linea di montaggio dove ciascuna delle macchine in costruzione è in grado di produrre oltre 28 000 testine l’ora. 

Un impegno di lunga data

La volontà di Mikron Machining di migliorare il proprio impatto ambientale risale a quasi tre decenni fa. L’azienda figura infatti tra le prime sette aziende ticinesi che hanno stipulato degli accordi volontari nel lontano 1996, ben prima quindi che entrassero in vigore norme vincolanti. Da allora, l’impegno per un costante miglioramento del bilancio energetico non è mai diminuito.  

Nel 2003 ha stipulato il primo accordo sugli obiettivi con l’Agenzia dell’energia per l’economia (AEnEC) mentre nel 2013 un nuovo accordo volontario ha permesso di elaborare una strategia che ha portato a un ampio risanamento dell’edificio. Nuove finestre, isolamento dello stabile, illuminazione a LED, un nuovo sistema di riscaldamento raffrescamento e ventilazione: così Mikron ha ridotto del 50% il proprio consumo energetico, con un risparmio di oltre 100 tonnellate di anidride carbonica (CO2).  

Il tema della ventilazione, in particolare, è stato importante. Mantenere oltre 6000 metri quadrati di spazi industriali a una temperatura costante di 20°C richiede un impianto complesso che riscalda in inverno e raffredda in estate. Grazie a un nuovo sistema di climatizzazione alimentato con una termopompa che sfrutta il calore di scarto dei processi produttivi, l’azienda è riuscita a ridurre le emissioni di CO2 di 130 tonnellate l’anno e abbattuto il consumo di olio combustibile per oltre 50 000 litri l’anno.

Lo spazio vuoto è un lusso energetico

«Il risanamento energetico e la riduzione degli spazi si sono rivelate delle mosse importanti» ci racconta Bruno Jöhl, mentre visitiamo una nuova area dedicata alla produzione di pezzi destinati al consumo interno all’azienda. «Abbiamo ridotto la superficie da oltre 4000 a ca. 2000 metri quadrati mantenendo invariata la capacità produttiva. Così facendo, in inverno abbiamo risparmiato fino a 5000 litri di olio combustibile al mese.»

Sul soffitto dell’area notiamo il nuovo sistema di illuminazione. Anche in questo caso, la sostituzione di circa 1000 tubi fluorescenti con LED di ultima generazione ha contribuito a risparmiare energia e ridurre i costi. «Abbiamo stimato un risparmio di 120 000 chilowattora l’anno grazie al nuovo sistema di illuminazione» spiega il consulente dell’AEnEC Lorenzo Medici. «Illuminare e riscaldare spazi vuoti è chiaramente un lusso energetico che non ci si può più permettere.»

Ottimizzare i processi dei macchinari

Un altro importante tassello della strategia di riduzione dei consumi energetici riguarda l’ottimizzazione dei processi produttivi. «Ogni piccolo miglioramento, anche il più minuscolo, può fare una differenza enorme quando si ha a che fare con una produzione di milioni di pezzi» spiega Bruno Jöhl.  

Il team dell’azienda cerca sempre di ottimizzare il ciclo produttivo considerando più fattori, tra cui l’efficienza energetica dei macchinari e il miglioramento degli utensili. In un’ottica di sostenibilità, questi adeguamenti aiutano a ridurre l’impatto ambientale dei macchinari prodotti da Mikron durante l’utilizzo da parte dei propri clienti.  

Discorso che vale non solo per i nuovi apparecchi, ma anche per quelli più longevi. «Alcuni macchinari hanno oltre 50 anni e funzionano tuttora» ci spiega Jöhl. «Invece di costruirne di nuovi, ripariamo e miglioriamo l’efficienza di quelli già esistenti per evitarne la sostituzione.» Un altro modo per risparmiare risorse preziose e garantire una seconda vita a dispositivi prodotti in un’epoca con standard energetici ben diversi da quelli odierni.  

Una responsabilità condivisa in tutte le sedi

L’impegno di Mikron per ridurre le emissioni e il consumo energetico non appartiene solo alle sedi in SvizzeraIl gruppo Mikron applica uniformemente la sua politica di sostenibilità in tutte le sedi.  

Tra i prossimi passi che attendono l’azienda (e i consulenti dell’AEnEC che seguono i lavori ad Agno) ci sono l’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto e l’aggiornamento della flotta aziendale con veicoli ibridi ed elettrici. Infine, Mikron Machining intende ridurre anche le emissioni indirette legate alla catena logistica e ai trasporti dei fornitori. 

Il percorso per la decarbonizzazione, insomma, continua con grande slancio. 

La TIOR SA raggruppa trenta produttori orto-frutticoli ticinesi e da oltre 15 anni si impegna con l’Agenzia dell’energia per l’economia (AEnEC) per ridurre i consumi e aumentare l’efficienza energetica. Siamo andati a trovarli per scoprire dove vengono coltivati e imballati i tanto amati pomodori ticinesi che, assieme a molti altri prodotti, giungono quotidianamente sulle tavole delle famiglie in tutta la Svizzera.  

Pomodori, zucchine, cetrioli e lattughe: sono molti i prodotti ticinesi che finiscono sulle tavole di tutta la Svizzera grazie a TIOR SA, situata nel mezzo del piano di Magadino, con una filiale a Stabio. Il 70% della frutta e della verdura che giunge nei suoi magazzini è destinato a ripartire presto per il mercato di oltre Gottardo, composto soprattutto da grandi supermercati come Migros, Coop, Aldi, Manor e altri. Tra le torri composte da ceste e scatole di cartone c’è un gran fermento. Le consegne vanno effettuate entro la fine della giornata e le verdure da scegliere, calibrare e imballare sono tante. I prodotti di scarto, invece, vengono utilizzati per la produzione di biogas – un ulteriore modo per sfruttare le risorse al meglio.  

EFFICIENZA A 360°

Tutto si svolge in maniera efficiente affinché i prodotti freschi giungano a destinazione in tempo. Un’efficienza sul lavoro che va di pari passo con l’efficienza energetica. TIOR SA ha infatti intrapreso importanti passi per migliorare la sostenibilità e ridurre i consumi; lo dimostra anche l’attuale sede, realizzata nel 2009 rispettando i più alti standard energetici Minergie. «Ci impegniamo da sempre per garantire una produzione rispettosa dell’ambiente» ci ricorda il direttore della TIOR SA Marco Bassi, «ma bisogna sempre trovare il giusto equilibrio tra gli investimenti nell’efficienza energetica e la sostenibilità economica.»

UTILIZZO DEL CALORE RESIDUO DELLE CELLE FRIGORIFERE

Le sei celle frigorifere presenti nei magazzini sono necessarie per garantire la catena del freddo e stoccare temporaneamente i prodotti. Le temperature variano dai 2 ai 14 gradi, ma raffreddare questi impianti richiede molta energia. Nel 2022 la TIOR SA ha inaugurato un nuovo sistema di raffreddamento ad anidride carbonica (CO2); oltre a essere più piccolo rispetto al precedente, ha permesso di raggiungere importanti obiettivi energetici. «Questo impianto ci ha permesso di ridurre del 25% il nostro consumo di elettricità» prosegue Bassi. «Un vantaggio anche economico, considerato l’aumento dei prezzi dell’energia.»   

L’energia recuperata dagli scambiatori di calore permette anche di riscaldare il resto dell’edificio. «Con questo sistema si ottiene un doppio vantaggio» spiega il consulente dell’AEnEC Lorenzo Medici. «Da una parte si riutlizza il calore, dall’altra si evita di installare un impianto di riscaldamento a olio o una termopompa aggiuntiva per il resto dell’edificio.»

L’utilizzo nel circuito chiuso della CO2 (in forma liquida e gassosa) ha un ulteriore vantaggio: in caso di perdite, non si inquina l’atmosfera con gas dannosi per l’ozono o stabili nell’aria. La Confederazione ha fissato infatti come obiettivo per tutti gli impianti di raffreddamento il passaggio a liquidi naturali, così da eliminare l’utilizzo di liquidi sintetici. TIOR SA ha già intrapreso tutti i passi necessari per rispondere a questa esigenza. 

TANTA TECNOLOGIA NELLE SERRE DEL FUTURO

Al di fuori dei magazzini si estendono serre a vista d’occhio. Ne visitiamo una, costruita alla fine del 2023 e distante pochi chilometri che è dotata di tecnologie all’avanguardia e rappresenta un esempio da seguire. La struttura è stata realizzata con doppi schermi per minimizzare le perdite di calore. Il tetto, laddove possibile, è coperto da pannelli solari che forniscono l’energia necessaria. L’impianto non è ancora ultimato, ma potrebbe presto raggiungere una produzione annua di 800 000 kilowattora, equivalente al consumo annuale di circa 200 economie domestiche. Dentro alla serra tutto è studiato al millimetro. Grazie alla tecnica fuori suolo, le piante crescono al di sopra del livello del terreno e ogni giorno un sistema computerizzato fornisce alle piante i nutrienti necessari. Il futuro dell’agricoltura, insomma, è ad alto contenuto tecnologico e attento all’efficienza energetica, fin nei più piccoli dettagli. 

Impianto fotovoltaico installato sui tetti delle serre di ultima generazione.

Nuovo impianto a CO2 per il raffreddamento delle celle frigorifere. Nella foto, da sinistra: Walter Bisang, Marco Bassi e Lorenzo Medici.

Produzione di pomodori con la tecnica Fuori suolo.

Marco Bassi.

Linea per l’imballaggio delle verdure.

Marco Bassi e Walter Bisang.

A marzo il Parlamento ha adottato la nuova legge sul CO2 per il periodo 2025-2040. In vigore da luglio, essa prevede che in futuro tutte le imprese possano ottenere il rimborso della tassa sul CO2, purché s’impegnino a ridurre le loro emissioni di anidride carbonica sulla base di un accordo sugli obiettivi con la Confederazione. A tal fine, entro al massimo tre anni dopo aver concordato questo impegno le aziende devono presentare un programma di decarbonizzazione, come quello che l’AEnEC propone con il nome di Piano per la decarbonizzazione. La tassa sul CO2 rimane pari a 120 franchi per tonnellata di CO2.  

L’estensione della possibilità di essere esentati dalla tassa sul CO2 dovrebbe essere per molte imprese un incentivo a investire in misure di decarbonizzazione. E, come mostrano vari esempi citati in questo numero e anche un interessante articolo sul tandem tra Piano per la decarbonizzazione e accordo sugli obiettivi, emettere meno CO2 non aiuta soltanto a ridurre i propri consumi energetici e quindi i costi, ma anche l’ambiente. La decarbonizzazione è un’opportunità. Non lasciatevela sfuggire, dunque, e seguite l’esempio delle aziende che hanno già intrapreso questo percorso.

Prof. Dr. Rudolf Minsch
Presidente

Frank R. Ruepp
Direttore

L’esperto ingegnere chimico conosce l’industria ticinese e sa come l’economia coglie i cosiddetti low e high hanging fruits per migliorare il bilancio energetico e delle risorse. Lorenzo Medici rappresenta l’AEnEC in Ticino.   

Che sia nel frutteto o nella sua collaborazione con le imprese ticinesi, per Lorenzo Medici la soddisfazione più grande è quando il suo lavoro porta frutti. «Ottenere un ottimo risultato con le fragole, le more o l’uva che coltivo nel mio giardino, però, in genere è più facile che indirizzare un’impresa sul migliore percorso di riduzione del CO2», commenta sorridendo l’ingegnere chimico laureato con dottorato al Politecnico Federale. Parla con cognizione di causa: i trent’anni di esperienza nell’industria ticinese gli hanno insegnato da tempo che i «low hanging fruits» – quando si parla di efficienza energetica e riduzione del CO2 – sono già stati per buona parte raccolti. Bisogna dunque rimboccarsi le maniche!  

Comprendere i processi, convertire i flussi energetici

Dal 2022 Medici mette la sua professionalità al servizio delle imprese ticinesi come consulente dell’Agenzia dell’energia per l’economia. «Mi stimola, perché collaboro con le imprese più diverse, ognuna con il proprio contesto e le proprie esigenze, e posso fare qualcosa di efficace per loro». Medici è affascinato dai flussi energetici nell’economia e dal compito di efficientarli il più possibile dal punto di vista economico ed ecologico. La conoscenza dei dati è fondamentale a tal fine. «Senza dati non puoi fare nulla», commenta. Sono la base di qualunque analisi e raccomandazione solida. Se adesso si tratta di decarbonizzare le imprese azzerando le emissioni nette o di orientarle verso l’economia circolare tramite un uso efficiente delle risorse, servono ancora più dati. Ma non solo. Ci vuole soprattutto know-how in materia di processi industriali di produzione. «Per fare davvero un passo avanti», continua Medici «dobbiamo scavare più in profondità e intervenire nei processi di produzione insieme alle aziende». Per cogliere il meglio per le imprese dagli «high hanging fruits», fa ricorso al suo prezioso bagaglio di conoscenze maturato in anni di esperienza nell’industria chimica, farmaceutica e metallurgica. Spesso si tratta di formulare proposte su come implementare la strategia di sostenibilità e gli obiettivi ambientali delle case madri svizzere ed estere nello stabilimento di produzione in Ticino.  

Prossimo traguardo: nuovi accordi sugli obiettivi

Medici non vede l’ora del prossimo periodo di accordi sugli obiettivi, che partirà nel 2025 – non solo perché ritornerà a essere più «sul campo» tra le imprese locali, ma soprattutto perché prevede che crescerà il numero di aziende che decideranno di stabilire un percorso di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni di CO2. Rispetto ad ora, infatti, dal 2025 non saranno più soltanto determinate imprese a poter optare per un accordo sugli obiettivi, bensì tutte quelle che attueranno misure ecologiche concrete per ottenere il rimborso della tassa sul CO2.